AST: SERVONO IMPEGNI CONCRETI ED UN PIANO NAZIONALE SULL’ACCIAIO

Terni -

Si è tenuto ieri a Roma l’incontro con il management Thyssenkrupp, promosso dal Ministero dello Sviluppo economico, a seguito delle richieste sindacali e delle istituzioni locali, in cui il responsabile relazioni esterne della multinazionale tedesca, dott. Sauer, ha affermato da un lato che il sito non è considerato strategico e dall’altro la volontà di non cederlo.

Troviamo queste affermazioni fortemente contraddittorie, che danno il senso di come si stia tentando di celare il reale futuro di AST, a noi ancora sconosciuto. Come al solito, da parte aziendale si è prodotta la lista dei risultati ottenuti, l’impegno rispetto agli investimenti (190 mln a fronte dei 175 assunti nel 2014) e si è testimoniato l’ottimo stato di salute di AST.

Abbiamo anche assistito alla scontata preoccupazione di chi, nel 2014, pensava che l’accordo sottoscritto al Mise fosse risolutivo e mettesse a riparo AST dagli attacchi della speculazione economica e della riorganizzazione europea dell’acciaio.

Come USB abbiamo dichiarato la nostra insoddisfazione, rispetto alle dichiarazioni della

multinazionale, sulle prospettive di AST. Se per Thyssen-Krupp quello di Terni non è uno stabilimento strategico, lo è di certo per i lavoratori, per il nostro territorio e per il nostro Paese.

La produzione di acciai speciali va salvaguardata, senza dimenticarsi delle questioni ambientali, a partire dalla necessaria bonifica delle discariche e dalla sicurezza, considerato che sono ben otto i lavoratori uccisi sul lavoro negli ultimi anni negli stabilimenti italiani della ThyssenKrupp.

Per queste ragioni abbiamo chiesto di avviare un percorso, per passare dalle attuali vaghe promesse di Sauer ad impegni concreti della multinazionale, sul nuovo piano industriale.

L’incontro si è concluso con l’intervento del Dott. Castano del Mise, che ha dichiarato che il nostro Paese non può permettersi di perdere la produzione di acciai speciali e che l’Italia ha le condizioni per poter garantire un futuro alla stessa, anche dal punto di vista societario, qualora la multinazionale tedesca dismettesse.

Noi continuiamo invece a credere che senza un ruolo diretto dello Stato in un settore strategico dell’economia qual è la siderurgia, non si potrà seriamente tutelare occupazione, ambiente, salute e produzione.