Usb: no a nuovi licenziamenti e ristrutturazioni all’AST di Terni

Terni -

Ha dell’incredibile quanto accaduto ieri durante il vertice azienda-sindacati su AST, chiesto per affrontare i temi legati alla sicurezza, assolutamente non più rinviabili, visto il quotidiano verificarsi di infortuni nello stabilimento. Le organizzazioni sindacali avrebbero dovuto inchiodare l’azienda alle sue responsabilità, obbligandola ad intavolare un percorso in cui si ridisegnasse anche l’organizzazione del lavoro nei reparti, vista la richiesta ufficiale venuta dalle assemblee dei giorni scorsi che hanno messo in luce il fatto che la mancanza di personale e la polifunzionalità - conseguenza diretta dei 430 esuberi e concetto inserito anche nel nuovo rinnovo contrattuale - hanno mostrato i punti di caduta e le tragiche conseguenze. Ed invece, con la scusa del riequilibrio, l’azienda ha ritenuto opportuno informare le segreterie sindacali della volontà di riaprire la mobilità per un numero indefinito di lavoratori.


Siamo al paradosso: la fabbrica è divenuto un luogo insicuro, ci troviamo prossimi alla scadenza dell’accordo del 2014 e l’azienda cosa fa? Propone di nuovo la mobilità. Ed i sindacati? Anziché rispedire al mittente tale provocatoria richiesta ed indire lo stato di agitazione, aprono ad un confronto con la direzione rispetto alla mobilità.

Non sfugge a nessuno quindi che quanto accaduto ieri è di fatto l'inizio di una vertenza di basso profilo rispetto ad una nuova ristrutturazione aziendale: l’incontro con l'azienda, il confronto avvenuto in Regione con la Presidente e la richiesta ufficiale di apertura di un tavolo al Mise, per affrontare la verifica dell’accordo di quattro anni fa e monitorare la fusione con la Tata Steel, parla proprio di questo. Siamo agli albori di un ulteriore percorso concertativo che vedrà impegnati sindacati, politica ed azienda.

Si è quindi chiaramente manifestato quanto questa RSA asserisce fin dalla sua costituzione: l’accordo del 2014 non garantiva alcunché, sia rispetto alle produzioni che rispetto agli esuberi.
Lo dimostra anche il fatto che i lavoratori dell'Ilserv sono di nuovo in sciopero contro le insicurezze occupazionali e salariali, derivanti dal rinnovo degli appalti (molatura bramme e Metal Recovery, con al massimo la proroga di un anno) e per la contrattazione di secondo livello.

Insomma, sembra un déjà vu, ma non è così. Sembra quasi la fotocopia della vertenza passata, ma con due differenze sostanziali: la prima è che stanti i rapporti di forza attuali, l’azienda può tranquillamente tirare fuori dal cassetto il vecchio piano Morselli di abbandono dell'area a caldo; la seconda è che i sindacati sono ad un livello bassissimo di credibilità.

Le assemblee dei giorni scorsi  hanno visto una presenza molto bassa di lavoratori così come l’adesione agli scioperi. Iniziare ora una vertenza significa solo dare una sponda importante ai teorici della concertazione, che si tramuterà in una processione infinita da un tavolo ministeriale al successivo, allungando così i tempi di risoluzione e sfiancando il movimento dei lavoratori.

Lorsignori lo sanno ed è quello che vogliono. Spetta a noi impedirlo: l'unico mezzo per ribaltare i rapporti di forza è il conflitto e la lotta ed i lavoratori devono esserne coscienti. Devono sapere che un’alternativa c’è ed è quella di costruire insieme un sindacato di classe e di massa che abbia come obiettivo il mantenimento dei posti di lavoro e la strategità di questa nostra fabbrica.

 

La RSA-USB in AST