Sanità umbra, il rischio di un contenitore senza identità
Un fantasma si aggira per la Sanità umbra: l’idea di accorpare neuropsichiatria infantile, SERT, disturbi della nutrizione, salute mentale adulta e hub universitario in uno stesso contenitore. Una scelta razionalizzata come organizzativa, ma che rischia di produrre l’effetto opposto: perdita di specificità, confusione gestionale e ulteriore impoverimento delle professionalità già fortemente sofferenti.
Una simile scelta significherebbe ignorare la complessità delle esigenze richieste a servizi multiprofessionali differentemente specializzati, i quali rispondono a logiche cliniche, territoriali ed assistenziali molto distanti tra loro. La neuropsichiatria infantile si occupa di età evolutiva, famiglie, scuola e sviluppo; i SERT di dipendenze e marginalità sociali; la rete DCA di disturbi della nutrizione e dell’alimentazione richiedenti un approccio multidisciplinare altamente specifico; i centri di salute mentale di prevenzione, trattamento e riabilitazione dei disturbi psichici e del disagio psicologico dell’adulto. Far convivere tutto ciò sotto un’unica regia rischia di trasformare la multidisciplinarietà in dispersione.
Il primo effetto sarebbe la perdita di identità dei servizi. I bisogni dei bambini e degli adolescenti verrebbero inevitabilmente schiacciati dalle emergenze dell’età adulta; le dipendenze, così come i disturbi alimentari, sarebbero trattate come una semplice branca psichiatrica.
Con il fine manifesto di rafforzare i percorsi di cura e assistenziali, si rischia di andare incontro ad un loro impoverimento e ad una perdita della riconoscibilità degli stessi da parte di cittadini e operatori.
A pagare il prezzo più alto sarebbe soprattutto il personale sanitario: medici, psicologi, infermieri, educatori e terapisti, le cui condizioni lavorative appaiono già gravose. Organici insufficienti, carichi in aumento, difficoltà di reclutamento e crescente demotivazione sono solo alcune delle difficoltà con le quali si interfacciano quoidianamente. Inserire tutto in una struttura unica potrebbe generare ulteriore disorientamento, sovrapposizioni di ruoli, conflitti interni e perdita di competenze professionali specifiche.
Anche il tema delle liste d’attesa rischia di essere affrontato in modo puramente formale. È utopico ritenere che l’unione dei servizi possa automaticamente condurre ad un aumento delle prestazioni in mancanza di professionisti, spazi, investimenti e programmazione.
La vera sfida per la sanità umbra dovrebbe essere un’altra: rafforzare le reti territoriali, valorizzare le competenze specialistiche, investire nella stabilizzazione del personale e costruire percorsi realmente integrati e delle diverse identità cliniche e professionali. L’integrazione è un valore quando mette in comunicazione le competenze, è un problema quando cancella le differenze e appiattisce tutto dentro un unico modello gestionale.
La salute mentale, le dipendenze, la neuropsichiatria infantile e i disturbi della nutrizione non hanno bisogno di un grande contenitore indistinto. Hanno bisogno di visione, investimenti e rispetto per le professionalità che ogni giorno tengono in piedi servizi essenziali, spesso nel silenzio e con risorse insufficienti.
Usb Umbria