Vertenza USB LP contro "Obedience to Life"; accordi calpestati e diritti negati: venerdì 24 luglio sciopero di 4 ore.
Accordi sindacali firmati e non rispettati, rinvii ingiustificati e, infine, il tentativo di dimezzare quanto dovuto a chi ha avuto il coraggio di lottare. La vertenza tra l'Unione Sindacale di Base, Lavoro Privato (USB - LP) e l'azienda Obedience to Life approda allo scontro frontale: dopo il fallimento del tentativo di conciliazione davanti al Prefetto, è stato proclamato uno sciopero aziendale di quattro ore per venerdì 24 luglio. Contestualmente alla mobilitazione sindacale, USB annuncia l'avvio immediato delle vie legali.
Un caso ancora più grave se si considera che l'azienda opera in regime di convenzione con l'ASL, la quale paga i servizi erogati con fondi pubblici. È inaccettabile che una realtà finanziata dalla sanità pubblica non rispetti i contratti di lavoro e gli accordi sindacali.
Il 3 marzo scorso le parti avevano siglato un accordo che sembrava mettere la parola fine alla vertenza. L'azienda si era impegnata a riconoscere gli arretrati legati al mancato rispetto del Contratto Collettivo Nazionale di Lavoro (CCNL). Il testo parlava chiaro: tra marzo e maggio l'azienda avrebbe dovuto controllare i conteggi presentati dalle lavoratrici. L'insoluto sarebbe stato liquidato in quattro tranche, a partire dalla busta paga del mese di maggio (quindi nel mese di giugno).
Tuttavia, nella busta paga di maggio non è apparso un solo euro degli arretrati spettanti. Al contrario, è iniziato un valzer di rinvii e giustificazioni da parte aziendale. Prima la comunicazione del 12 giugno, in cui si annunciava lo slittamento della presentazione dei conteggi a fine mese (ben oltre la normale data di pagamento degli stipendi, che avviene intorno al 20). Poi, davanti al formale sollecito del legale dell'USB, la risposta dei legali dell'azienda che professavano la volontà di rispettare l'accordo, invitando "le Sue clienti a desistere dal minacciare comunicazioni denigratorie in danno di Obedience to Life".
La verità è emersa nei primi giorni di luglio, a seguito di un incontro richiesto dall'azienda il 30 giugno. In quella sede, Obedience to Life ha avanzato una proposta inaccettabile: dimezzare le somme dovute alle quattro lavoratrici. La giustificazione? Poiché quegli insoluti spetterebbero teoricamente a tutto il personale e non solo a chi ha avviato la vertenza, l'azienda non coprirebbe i costi.
Si tratta di un paradosso inaccettabile, visto che solo quattro lavoratrici si sono assunte la responsabilità e il rischio di esporsi in prima persona per chiedere il rispetto dei propri diritti. Grazie al loro coraggio, l'azienda ha dovuto ripristinare l'applicazione integrale del contratto per tutti i dipendenti, anche per chi non ha partecipato alla vertenza. Usare questa scusa per dimezzare le spettanze di chi ha lottato è un atto di una gravità inaudita.
A seguito della riapertura delle procedure di raffreddamento (ai sensi della Legge 146), oggi si è tenuto l'incontro di conciliazione davanti al Prefetto. Il tavolo ha registrato un esito negativo. L'azienda ha ribadito l'impossibilità di pagare il pregresso, sostenendo inoltre che i contratti full-time non sarebbero stati lavorati interamente.
L'USB rispedisce al mittente queste tesi strumentali:
1. La stragrande maggioranza degli insoluti deriva dal mancato rispetto delle tutele e delle voci del CCNL, non dal computo orario.
2. La scelta di applicare contratti full-time a tutti i lavoratori è stata una decisione unilaterale dell'azienda, mai richiesta dai dipendenti.
Proprio a fronte di questa totale chiusura e della palese violazione del verbale di accordo di marzo, il legale dell'USB ha già ricevuto mandato di procedere per vie legali contro l'azienda.
Le lavoratrici e l'USB non sono disposte a tollerare che un accordo firmato diventi carta straccia.
Per rivendicare la dignità del lavoro, il rispetto dei contratti e la sacralità degli accordi sindacali, venerdì 24 luglio le lavoratrici coinvolte nella vertenza incroceranno le braccia per quattro ore.
I diritti di chi lavora, in qualsiasi ambito, vanno rispettati. La mobilitazione continuerà con fermezza fino a quando non verrà corrisposto quanto legittimamente dovuto e non sarà fatta piena chiarezza sulla gestione dei fondi legati alla convenzione con la sanità pubblica.
USB Lavoro Privato, Federazione Regione Umbria